L’incredibile storia dell’Isola delle Rose è una delle migliori commedie italiane degli ultimi dieci anni nonostante la sua superficialità e il poco spessore dato ai personaggi. E’ un film avvincente e divertente (alcune situazioni e battute davvero azzeccate) che racconta una storia pazzesca in modo non del tutto eccezionale. La “storia vera” conta relativamente (e ogni suo possibile risvolto profondo, politico e sociale) perché Sydney Sibilia è interessato a raccontare un sogno, come quelle piccole grandi favole hollywodiane che piacciono tanto ai giovani e di cui il cinema italiano, figlio del neorealismo, avrebbe più spesso bisogno. Con lo stratosferico budget di 8 milioni di euro (le spettacolari scene del Motomondiale e della tempesta durano solo tre minuti e mezzo e un minuto) il film è girato tra Malta (dove in un’enorme vasca è stata ricostruita l’isola), Roma, Latina, Bologna e Rimini, città in cui si svolgono gli eventi principali e patria di Federico Fellini, il più grande sognatore cinematografico dopo George Melies. Peccato che il giovane Sibilia (artefice della trilogia Smetto quando voglio) non plasmi per bene i caratteri dei suoi personaggi e alcuni risultino poco più di un abbozzo (Franca / Violetta Zironi, la ragazza incinta), altri si perdano un po’ durante la storia (in particolare Maurizio / Leonardo Lidi ma anche Gabriella / Matilda De Angelis) e uno sia pressoché insignificante (il naufrago Pietro / Alberto Astorri). Perché il regista è più concentrato sulla storia, che prende il sopravvento sui suoi protagonisti e persino l’attore principale Giorgio Rosa / Elio Germano non è ben definito nella sua genialità un po’ macchiettistica. Certo in due ore di intreccio così straordinario se pur vero era forse la trappola più facile nella quale cadere ma sarebbe da chiedersi che risultato avrebbe ottenuto un altro regista, ad esempio un Wes Anderson.

The Wolf of Rose Island

In ogni modo il film è assolutamente godibile nel raccontare questa folle utopia che divenne realtà proprio in quel 1968 rimasto nella Storia per tanti motivi. Anche la colonna sonora lo rimarca, con brani capolavoro come Hey Joe di Jimi Hendrix o le nostrane intramontabili canzonette balneari. Raccontando una vicenda che può far pensare, per alcuni aspetti, a The Social Network o The Wolf of Wall Street, si ride e ci si entusiasma sufficientemente ma il tutto – a differenza dei filmoni citati – è (proprio) all’acqua di rose perciò, nonostante il film sia trascinante, non vedrete scene memorabili o momenti indimenticabili e questo va detto perché il territorio sarà pure quello della commedia in cui un uomo lotta contro il sistema ma la prodezza scapetrata del bolognese Giorgio Rosa (1925 – 2017) aveva delle potenzialità davvero fuori dal comune. Non bisogna avere aspettative molto alte (anche se ci sarà un passaparola entusiastico) ma di certo L’Isola delle Rose (esiste anche il documentario di Bisulli e Naccari del 2009, potete vederlo qui) è un film che rimarrà nella mente degli spettatori per molto tempo: l’immagine di questa piattaforma galleggiante osteggiata dai capi di stato sarà difficile da dimenticare.

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La vera Isola delle Rose

Molto bravi Fabrizio Bentivoglio e Luca Zingaretti (se pur col parruccone) nei panni di Franco Restivo, Ministro degli Interni, e Giovanni Leone, protagonisti di alcune scene spassose, in particolare quella giocata sulla falsariga del Dottor Stranamore di kubrickiana memoria. L’ottimo lavoro di casting ha altre tre piccole perle: una scoperta – l’attore e regista teatrale Leonardo Lidi – una sorpresa – Tom Wlaschiha, che fu Jaqen H’ghar ne Il trono di Spade e ritroveremo nella quarta stagione di Stranger Things – e una conferma (Andrea Pennacchi, appena visto ne La belva, sempre prodotto da Rovere per Netflix). E un pilastro d’acciaio come Elio Germano che aggiunge un altro personaggio alla sua galleria di celebri italiani strambi dopo Giacomo Leopardi e Antonio Ligabue.

Elio Germano
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La sceneggiatura (parecchio tagliata in montaggio e che ha necessitato un massiccio utilizzo degli effetti visivi) è stata scritta da Francesca Manieri (Veloce come il vento, Il primo re) con il regista. A un film del genere perdoniamo tutto, come le troppe scene di ballo e divertimento in cui tra le comparse non accade mai nulla. E anche l’ostentato accento bolognese e la ricostruzione storica troppo laccata e ringraziamo la coppia “produttore e regista” Matteo Rovere & Sydney Sibilia che riesce davvero a pensare in grande in un panorama molto asfittico come quello del cinema italiano ricordando proprio il duo di amici rappresentato da Leonardo Lidi & Elio Germano. Grazie a film come questo il nostro cinema ritorna a sognare, qualche adulto storcerà il naso ma il film piacerà molto ai teen.

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Il set a Malta

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