Recensiamo per l’occasione uno dei film dell’anno, candidato a 10 premi Oscar: 1917, il secondo film di guerra di Sam Mendes dopo Jarhead (2005).

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1917 recensione
Uno scatto durante un piano sequenza

A scanso di equivoci: quest’anno sono usciti ottimi film che hanno avuto anche un buon successo di pubblico ma c’è stata una tendenza alla sopravvalutazione. Il titolo di richiamo kubrickiano vorrebbe ricordarci che c’è sempre qualcuno che è arrivato prima degli altri e forse questo spreco di elogi è dovuto al fatto che davanti ad un nuovo grande film ci si concentra principalmente su quello. Nel genere bellico è almeno dai tempi di Platoon e Full Metal Jacket che la critica pare vedere ad ogni uscita il film di guerra “definitivo”, o che comunque ha osato di più o raccontato meglio, vedi Salvate il soldato Ryan nel 1998 e La sottile linea rossa l’anno seguente. Di fronte a 1917 si può avere la sensazione che non ci sarà in futuro un modo più semplice ed efficace per raccontare l’inferno della guerra. Ma non era forse una terribile odissea anche quella del pianista nella seconda parte – quasi muta – dell’omonimo film di Roman Polanski? Questo film ci dice qualcosa di nuovo?

 

Tutto questo per frenare gli entusiasmi, in un’epoca in cui si sprecano le parole “capolavoro”, “geniale”, “epico”. Il tempo sarà poi il miglior metro di giudizio. Nonostante questa premessa 1917 ben si colloca tra questi famigerati migliori film dell’anno (ma anche tra i migliori film bellici del cinema moderno) e potrebbe davvero essere il vincitore del più famoso premio cinematografico del mondo. Non è quel cinema bellico a stelle e strisce che ci si può aspettare (patriottismo strabordante) se non per quell’irrinunciabile senso dello spettacolo che da sempre accompagna il cinema USA e al quale bisognerebbe essere ormai vaccinati per fruirlo senza storcere il naso, pensando alla verosimiglianza di Rossellini ieri e dei fratelli Dardenne oggi.

 

Al termine di questa seconda premessa si può dire che – se pur con alcune forzature di racconto a favore di sensazionalismo e spettacolarità – 1917 è un ottimo film. Grazie al racconto in piano sequenza (senza stacchi di montaggio) ci si immerge nella storia come in un videogioco, e anche questa scelta stilistica – se pur non troppo originale ormai – è forse adatta a far immedesimare anche i più giovani giocatori di console d’avventura e horror. Nel 2020 si torna all’essenziale per raccontare la prima grande guerra: il film è un viaggio, un percorso di due soldati con la mappa alla mano nella terra di nessuno verso una precisa destinazione, una missione che viene preannunciata come pericolosissima se non impossibile. La sceneggiatura, la recitazione, la regia e la fotografia (dunque anche i movimenti di macchina che mostrano un continuum, nonostante i visual effects) sono estremamente compatti, i reparti cinematografici sono un tutt’uno: la scenografia, la colonna sonora, i costumi, il trucco. La storia si svolge in poche ore e rappresenta il terrore e l’orrore insensato e disumano della guerra, suscitando una forte avversione nei confronti di essa. Un film antimilitarista, anche se può essere spacciato come propagandista, coi tempi che corrono. Per questo, a fronte di un’eccellente cinematografia (quasi certo l’Oscar a Roger Deakins, molto probabile quello a Sam Mendes) che racconta in modo diretto, semplice (seppur tecnicamente articolato) ed efficace amore e morte, paura e pace, tensione e rilassatezza e chi più ne ha più ne metta,  riteniamo encomiabile il tema affrontato. Con tutto rispetto per uno dei favoriti del 2020, Mr. Tarantino, C’era una volta a…Hollywood (per noi tra i migliori film del decennio e nella fascia alta della produzione del regista) è un film tematicamente troppo leggero rispetto a questo per essere eletto film dell’anno. Per vari motivi è sopravvalutato Joker di Todd Phillips e lo è The Irishman per via dei nomi enormi; probabilmente verrà sopravvalutato anche 1917 ma lo riteniamo il più adatto alla scelta dell’Academy, alla quale era destinato sin dall’inizio (Tarantino a Cannes, Phillips a Venezia, Scorsese su Netflix) …

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Sam Mendes dirige i protagonisti sul set

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