LA STANZA, PRODUZIONE

La stanza di Stefano Lodovichi con un ottimo Guido Caprino (che potete vedere in esclusiva qui) si iscrive in un rinascimento del nostro cinema che da anni a questa parte Il Sorpasso Cinema proclama e racconta nel dettaglio. Questa restaurazione cinematografica è legata ai generi cinematografici, una tradizione di film nazionali che hanno fatto il giro del mondo e, per quanto riguarda il thriller, hanno reso idoli internazionali registi come Mario Bava, Dario Argento, Lucio Fulci e molti altri. Il film interpretato da Camilla Filippi appartiene però al filone cinematografico del Kammerspiel (film girati in un interno con unità di luogo e di tempo) tipico delle produzioni a low budget. Prima di proclamare chissà quali motivazioni autoriali e intenzioni tematiche partiamo dal fatto che la storia del film nasce da una pura necessità. Il film è stato girato quando i set cinematografici sono stati riaperti e ha seguito strettamente le norme anti-Covid. Pochi attori e poche locations al punto da far diventare questa limitazione un pregio: solo tre interpreti chiusi in un interno. La stanza è stato scritto, dunque, in lunghe call su Zoom durante il lockdown, quando gli sceneggiatori (Lodovichi con Francesco Agostini e Filippo Gili) hanno ragionato su un vecchio soggetto del regista e hanno ipotizzato che un’opera del genere potesse risultare una salvezza per tanti produttori. Un storia così basica e una durata di soli 80 minuti (esclusi i titoli) ha potuto vedere la luce in soli 17 giorni di riprese dopo un mese di montaggio, riducendo il budget alle spese scenografiche (la casa ispirata all’art nouveau e allo stile liberty costruita in un teatro di posa) e di trucco (curato dal premio EFA per Dogman Dalia Colli). Il film prende spunto da un progetto documentario sugli Hikkikomori (i ragazzi che si chiudono in casa e si escludono dalla vita) intitolato Chiusi in casaLa stanza è prima di tutto un film d’intrattenimento e riesce bene nel suo intento. Che gli sviluppi finali siano apprezzati oppure no risulta difficile per lo spettatore stoppare la visione senza avere le risposte che semina la trama.

LA STANZA, TRAMA

La mattina in cui Stella decide di togliersi la vita, alla sua porta bussa uno sconosciuto che sembra conoscerla fin troppo bene. Quando poi in casa arriva anche Sandro, l’uomo che ha spezzato il cuore di Stella, una situazione già complicata si trasforma rapidamente in caos: Giulio, lo sconosciuto, sembra intenzionato a portare alla luce tutti i segreti della casa. Chi è Giulio? Cosa nascondono Stella e Sandro?

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LA STANZA, FOTO

LA STANZA, RECENSIONE

Data la premessa iniziale, facciamo iniziare il film con un’immagine forte, una situazione che colpisca subito lo spettatore: una donna in abito da sposa e col trucco disfatto, sulla finestra, che sta per uccidersi. Poi, tra il primo e il secondo minuto, facciamo entrare in scena il co-protagonista che la distoglie dal suo intento. E così l’invadenza e la morbosità del Giulio di Guido Caprino prendono piede istantaneamente e catturano subito l’attenzione dello spettatore. Caprino è un attore davvero versatile, meticoloso fino al maniacale, attento ai dettagli del personaggio e in continua ricerca. Le sue proposte sul personaggio sono andate oltre l’idea scritta sul copione.

I dialoghi sono interessanti e strettamente utili alla storia. Sul finire di un balletto casalingo improvvisato sulle note di Umberto Tozzi (immancabile ormai la canzone italiana 70-80 nel nostro cinema contemporaneo) entra in scena il terzo personaggio, il sempre bravo Edoardo Pesce, che come la Filippi in In fondo al bosco ha già lavorato con Lodovichi ne Il cacciatore e sarà presto il Christian dell’omonima serie TV. Di qui a poco, esattamente a pagina 27 dello script, comincia un lungo secondo atto che si protrarrà fino al minuto 67 e di cui non possiamo dirvi nulla, se non che sarà fondamentale la presenza/assenza di un quarto personaggio, il figlio della coppia formata da Stella e Sandro, rinchiuso in una stanza.

La stanza più che ai film citati in rete (Psyco, Shining, Get Out) si ispira ad atmosfere polaskiane come quelle de La morte e la fanciulla, riprese anche da Tornatore (in presenza dello stesso Polanski) in Una pura formalità. Inutile spendere tante parole sui significati attribuiti ad una sceneggiatura che è principalmente funzionale al periodo storico in cui si è sviluppata ed è venuta alla luce, della tempesta che infuria al di fuori dell’edificio ma che si riflette all’interno, con le tematiche della casa, della famiglia – nello specifico del rapporto genitori e figli – e persino del tempo (o l’immaginazione…). La stanza è, semplicemente, un thriller psicologico d’intrattenimento, di buona fattura (la fotografia è di Timoty Aliprandi, già “claustrofobica” in Weekend) con sfumature horror e buoni effetti, che si muove su rapporti ed equilibri famigliari delicati che vanno a svelare e rivelare, minuto dopo minuto, novità e colpi di scena. Se il finale vi lasciasse perplessi (forse eccessivamente aperto) non è poi così importante, chissà fosse solo un pretesto per tenervi incollati allo schermo fino agli ultimi minuti. Non parteggiamo per il cinema italiano (anzi a volte lo stronchiamo, qui una fresca indagine del meglio e del peggio) ma è da lodare l’impegno verso qualcosa di nuovo o di diverso da dramma e commedia. L’esperimento è riuscito perciò vale la visione, in particolare per gli estimatori del genere, che non hanno pregiudizi sui film di casa nostra.

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LA STANZA, TRAILER ESTESO

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LA STANZA, CAST E CREDITS

titolo originale:

LA STANZA

titolo internazionale:

THE GUEST ROOM

regia:

Stefano Lodovichi

cast:

Guido Caprino, Camilla Filippi, Edoardo Pesce, Romeo Pellegrini

sceneggiatura:

Stefano Lodovichi

fotografia:

Timoty Aliprandi

montaggio:

Roberto Di Tanna

scenografia:

Massimiliano Sturiale

costumi:

Massimo Cantini Parrini

musica:

Giorgio Giampà

produttore:

Andrea Occhipinti

produzione:

Lucky Red

distribuzione estera:

True Colours – Glorious Films [Italia]

paese: Italia

anno: 2021

durata: 86′

uscito il: 04/01/2021