Il fumettista Zerocalcare sta realizzando una serie TV che andrà in onda su Netflix. È infatti cominciata la lavorazione di Strappare lungo i bordi, la serie originale italiana di animazione scritta e diretta da Zerocalcare. Sarà ambientata nell’ormai noto universo narrativo dell’autore, dove non mancheranno personaggi cult come Secco, Sarah, l’Amico Cinghiale e l’iconico Armadillo, la cui voce sarà di Valerio Mastandrea. In arrivo prossimamente.

Ecco il teaser rilasciato poco fa:

Michele Rech, in arte Zerocalcare, ha dichiarato: “Inizialmente ho contattato Netflix, a giugno, senza però ricevere alcuna risposta in quel momento. Ho poi sottoposto l’idea ad altri produttori, che mi hanno detto tutti che era un progetto molto interessante. Poi, però, ho ricevuto risposta da chi avevo contattato a giugno“.

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E poi: “Era tanto tempo che giravo attorno all’animazione, anche divertendomi molto a sperimentare, facendo tutto da solo. Al tempo stesso mi sarebbe piaciuto alzare l’asticella, sfruttare di più il mezzo video in termini di regia, di movimento, mantenendo però il mio linguaggio e i miei temi e continuando ad avere il controllo totale sulla storia. In questo senso Netflix mi ha messo in condizione di lavorare in un modo che tiene insieme tutti i piani: libertà assoluta nei contenuti e nei linguaggi, possibilità di collaborare con persone più capaci di me, per raccontare una storia su una piattaforma accessibile ormai praticamente a tutti. Speriamo che tempo che esce la serie il mondo esista ancora più o meno come lo conosciamo.”

Non è la prima volta tra il fumettista e il cinema. Nel 2018 uscì la trasposizione cinematografica del suo primo grande successo (2011), La profezia dell’armadillo. Qui sotto rispolveriamo la nostra recensione.

La profezia dell’armadillo è un progetto nato diversi anni fa (doveva essere il debutto alla regia di Valerio Mastandrea che invece sarà Ride, in uscita a novembre) per trasporre cinematograficamente il best-seller a fumetti di Zerocalcare, uno dei migliori artisti e “cantastorie generazionale” che il nostro paese abbia partorito negli ultimi trent’anni. Per chi non lo conoscesse si informi subito: Zerocalcare è il nome d’arte di Michele Rech, 34enne di Arezzo e romano di adozione, esploso nel 2011 quando uscì proprio La profezia dell’armadillo, fumetto ristampato già cinque volte. Dei suoi libri sono state vendute oltre 700.000 copie. A cosa sia dovuto il travaglio di circa cinque anni per arrivare alla 75esima Mostra di Venezia (nella sezione Orizzonti) è ora svelato: senz’altro alle idee confuse. Ed è proprio un dispiacere perché sarebbe stato meglio aspettare altro tempo piuttosto che affrontare la figura di Zerocalcare e le sue tavole in questo modo…al confronto Paz! di Renato De Maria è un piccolo capolavoro.

I problemi sono alla base: l’approccio al materiale narrativo, la sceneggiatura (firmata da Oscar Glioti, Valerio Mastandrea, Johnny Palomba e Michele Rech) e la scelta del protagonista. Partiamo da quest’ultimo: Simone Liberati, bravo in Cuori Puri e che non ha colpe perché ci mette impegno, non è fisicamente adatto ad essere l’alter ego di Zero, troppo muscoloso e gradevole. L’approccio al progetto: i fans delle vignette potrebbero strapparsi i capelli per l’occasione perduta; dimenticatevi subito lo stile dei disegni e dei dialoghi che conoscete perché il film, non si sa perché, si concentra sulla vita quotidiana del protagonista 27enne.

La storia si innesca nel momento in cui il giovane fumettista apprende la notizia della scomparsa prematura di Camille, una cara amica d’infanzia a cui non era mai riuscito a dichiararsi. I vari passaggi della pellicola ci mostrano il rapporto con la madre (Laura Morante che non sa usare il computer) e con il migliore amico, Secco (Pietro Castellitto, figlio di Sergio, che ama spruzzarsi lo spray al peperoncino negli occhi), l’occupazione come sondaggista all’aeroporto (con un cameo nei panni di se stesso – che poteva essere affidato a chiunque – dell’ex tennista Adriano Panatta) e le ripetizioni private impartite a Blanka, un ragazzino di buona famiglia. Infine i flashback con Zero e Camille minorenni (le sequenze meno riuscite) e il rapporto che il ragazzo ha con il suo amico immaginario, l’armadillo (sotto la cui buffa e goffa corazza si nasconde Valerio Aprea). Intorno a ciò nientemeno che un “mortacci tua” come “leitmotiv” tra Zero e Camille e un miscuglio di sequenze che hanno come protagonisti degli attacchini, il vicino di casa (Teco Celio), un’improbabile netturbina col volto di Kasia Smutniak, le discussioni sui quartieri romani con Greta (Diana Del Bufalo), una breve scenetta con la madre di Blanka (Claudia Pandolfi). Il tutto incorniciato a inizio e fine da disegni animati (la cosa più riuscita).

Insomma… possiamo limitarci ad affermare che non sarà certo colpa dell’esordiente regista Emanuele Scaringi (che lavora alla Fandango di Domenico Procacci e che ha semplicemente trovato l’occasione per debuttare) ma che si tratta, dato lo straordinario mondo del fumettista come materiale di partenza, di un’altra occasione persa dal cinema italiano, che fa esclamare solo due parole: “Che peccato!”.

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