Il primo film targato Netflix in Italia è stato Rimetti a noi i nostri debiti (opaco dramma con Giallini e Santamaria uscito il 4 maggio 2018) e a seguire un cinepanettone, Natale a Cinque Stelle: l’inizio non è proprio col botto. La prima serie fu Suburra (6/10/2017), nata dal successo del film omonimo, seguita da Baby (30/11/2018), di fattura e riuscita discutibile. Si respira un po’ grazie al successo del film su Stefano Cucchi Sulla mia pelle, presentato anche al Festival di Venezia 2018, ma poi arrivano le serie Luna Nera (forse nessuno ha mai parlato bene di questa storia di streghe), Summertime (tratto da Federico Moccia e fermiamoci qui) e il thriller soprannaturale Curon, che quando alcuni lo paragonano al tedesco Dark altri si fanno una fragorosa risata. L’ultimo film rilasciato prima di Sotto il sole di Riccione è stato l’imbarazzante L’uomo senza gravità, che regala una scena finale davvero kitsch. Ora, il 15 luglio, arriva Gli infedeli di Stefano Mordini (remake dell’omonima pellicola francesce) con Riccardo Scamarcio (già protagonista di un dignitoso film Netflix 2019, Lo spietato di Renato De Maria ) e Valerio Mastandrea che, viste alcune scene nel trailer, potrebbe garantire altro imbarazzo.

 

Ma analizziamo Sotto il sole di Riccione. Enrico Vanzina ci prova, con una sceneggiatura che cerca di aggiornare Sapore di mare (1983) ai giorni nostri – in omaggio al fratello Carlo scomparso proprio due anni fa, il 7 luglio 2018 – ma il risultato è un buco nell’acqua salata. Conferma che in Italia abbiamo qualche talento registico tra le nuove leve ma troppi sono quelli della “generazione YouTube” che approdano al cinema realizzando opere amatoriali, che assomigliano ad una web-serie scadente e che di cinematografico non hanno proprio nulla.

 

 

Gli YouNuts!, pseudonimo di Antonio Usbergo e Niccolò Celaia (tra i migliori nel campo dei videoclip, da Salmo a Jovanotti nonchè autori del video di Riccione) peccano proprio di incapacità registica: la prima cosa che i registi professionisti devono saper fare è dirigere i loro attori e non lasciarli allo sbaraglio a dire le battute scritte sul copione. Poi caratterizzare i personaggi con un certo spessore e dotarsi/li di una qualsivoglia capacità di rappresentare le loro motivazioni e azioni. I personaggi di Sotto il sole di Riccione non hanno nessun appeal. Perchè dovremmo seguirli e appassionarci a loro? Qualcun prova timidamente a fare una battuta, il personaggio di Davide Calgaro (Odio l’estate) è il “simpaticone” del gruppo, Andrea Roncato ripropone stancamente (e spesso sbiascicando) il latin lover in stile Loris Batacchi ma non si ride mai, tantomeno si sorride se non per imbarazzo.

 


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Continuando a parlare di regia, il film inizia come fosse un videoclip, mostrando immagini fuori contesto e continua, nonostante sia destinato alla TV, evitando i primi piani che almeno avrebbero potuto aiutare a creare empatia nel pubblico visto il genere sentimentale. I registi preferiscono qualche inutile avvicinamento e allontanamento di macchina e quando possono interrompono la storia con le canzoni dei Thegiornalisti che, nonostante non siano dei capolavori, preferiremmo ascoltare integralmente piuttosto che continuare a seguire il poco appassionante intreccio.

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Lorenzo Zurzolo e Davide Calgaro

Se il target è quello dei Teen, siamo sicuri che gli adolescenti si immedesimino in determinati personaggi? Questi giovani chattano e fanno videochiamate ma anche il vecchio “gioco della bottiglia” e persino la gara con la mela sulla fronte vestiti in abiti carnevaleschi ma senza un preambolo (una vestizione, una scelta dei costumi): così, solo per colorare un po’ la scena. L’arco dei personaggi è desolante. Un esempio per tutti, quello di Cristiano Caccamo che interpreta Ciro: lo scambiano tutti per il bagnino, perciò lo assumono senza che lui lo chieda e anche se non l’ha mai fatto in vita sua. In quattro scene (dai 26 ai 48 minuti del film) si innamora senza motivo credibile della migliore amica della sua compagna, anche se veniva lasciato intendere che avrebbe voluto passare l’estate a fare il farfallone e se tra loro due non è scattata nessuna particolare scintilla. Quando arriva la fidanzata, ovviamente a sorpresa, si accorge la sera ad un concerto che lui non la ama più e senza grande disperazione chiede alla sorveglianza di poter entrare nel backstage del palco (“certo, subito!”) e lo molla sparendo dal film. Il nostro Ciro dopo una frazione di secondo di stupore corre a baciare il suo nuovo amore sbocciato non si sa come né perché.

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Claudia Tranchese con Cristiano Caccamo

Nel vuoto narrativo ci sono un torneo di pallavolo, una App per incontri, il bar della spiaggia, due serate in discoteca, un concerto e un falò. Il ritmo è davvero fiacco, gli stereotipi sono applicati serenamente da Vanzina e dai suoi due giovani sceneggiatori di scarso curriculum (Caterina Salvadori e Ciro Zecca): essendoci un personaggio non vedente ci sono tutti i luoghi comuni e i doppisensi legati alla cecità. I personaggi femminili sono a rischio polemica: le donne sono smaccatamente “facili” (e i caratteri appena abbozzati) oppure agiscono a casaccio, dimostrando di essere incoerenti o in balia degli eventi senza una vera personalità. L’apice della disgrazia cinematografica è proprio il finale della storia, che incrocia i destini delle quattro coppie – come precedentemente raccontato – durante il concerto di Tommaso Paradiso, appassionato di commedie italiane anni 80 e probabilmente anche di Ciao ma’, che raccontava le storie di alcuni ragazzi durante un concerto di Vasco Rossi. Qui uno dei protagonisti (Saul Nanni, Marco detto “Flemma”) inaspettatamente sale sul palco (una sorveglianza gestita da dodicenni che sono il vero target di pubblico?) e interrompe il concerto come se fosse concordato col cantante, dichiarando il suo amore pubblicamente dopo averlo taciuto per cinque anni, plagiando il finale del recente Yesterday di Danny Boyle. La destinataria ascolta il discorso in diretta social e in pochi secondi lo raggiunge in prima fila tra una miriade di persone e dopo averlo “friendzonato” per tutta la vita fino a pochi minuti prima, gli salta al collo in un bacio appassionato.


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Non è facile fare peggio di così e la responsabilità è di tutti i coinvolti. Speriamo che il pubblico estero di Netflix non clicchi sull’icona del film, la visione è già abbastanza imbarazzante per noi italiani pensando che questi giovani attori e i loro personaggi dovrebbero essere i discendenti delle commedie vanziniane con Calà, De Sica, Amendola, Ciavarro. Che magari non erano Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Renato Salvatori o chi sa chi ma che a confronto a questo cast avevano una singolare carica, una verve recitativa e una indubbia simpatia che qui rimane sul fondo del mare sotto il sole spento di Riccione.

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Fotinì Peluso e Saul Nanni

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A fine 2019 arrivò la notizia che Netflix avrebbe investito 200 milioni di euro su Serie TV e Film girati in Italia. Speriamo bene. Per ora, dal 15 luglio, sarà disponibile Gli infedeli di cui è già (s)cult la scena in cui Valerio Mastandrea per giustificare un tradimento apre le braccia sconsolato e afferma con rassegnazione ” Mi piace la fregna”. La trovate nel trailer ad inizio articolo. Per tacere dell’ultima domanda che l’attore a fine teaser rivolge alla compagna supplicandola di una risposta che non ferisca il suo orgoglio.

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Valerio Mastandrea in Gli infedeli mentre afferma “Mi piace la fregna”

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