Favolacce è una commedia tragica. Una favola senza lieto fine. Un fantasy realistico che racconta senza pietà l’umanità italiana imbarbarita, la famiglia come luogo della catastrofe, i bambini come anime che provano in ogni modo a rimanere pure.

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Elio Germano e i gemelli D’Innocenzo premiati a Berlino 2020 (per film diversi)

Durante la Berlinale ho partecipato ad un incontro con i Fratelli D’Innocenzo all’Istituto Italiano di Cultura di Berlino, quando ancora non avevo visto il loro film. Si sono presentati con tutta l’energia coinvolgente del rapporto di fratellanza e con il loro carattere complementare, più estroverso e showman l’uno, più introverso e diretto sui contenuti l’altro. Purtroppo il film non uscirà in sala a causa dell’emergenza Covid-19 ma potrete vederlo su Sky Primafila Premiere, TimVision, Chili, Google Play, Infinity, CG Digital e Rakuten Tv a partire dall’11 Maggio.

Favolacce (premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Berlino) è stato scritto quando i due avevano 19 anni, prima del loro film d’esordio La Terra dell’Abbastanza, ma nessuno fu disposto a produrlo. Sembrava essere l’ennesimo sogno di due giovani cineasti destinato a rimanere nel cassetto, vittima degli stilemi politically correct che spesso ammantano il cinema italiano, fatte le dovute eccezioni.

Il sorprendente successo dell’opera prima ha riaperto quel cassetto e ha permesso loro di realizzare la storia che avrebbero sempre voluto raccontare. Ecco il trailer:

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Il risultato è un film necessario che trasuda tutta l’urgenza espressiva, comunicativa dei D’Innocenzo Brothers, duo dal talento cristallino capaci di mixare l’allure della favola con la schiettezza del linguaggio, la dolcezza con la quale vengono trattati i bambini con il cinismo come stile del racconto.

I figli sono i personaggi chiave del film, messi a fuoco mentre i loro genitori fuori fuoco gli parlano. Costretti ad essere più grandi di quello che sono, a fare da Padre e Madre ai propri cari, mai cresciuti, irresponsabili a loro insaputa.

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Tutto si svolge nelle villette con giardino della periferia di Spinaceto ed ha come protagonisti famiglie medio borghesi, né troppo ricche, né troppo povere, come chi avrebbe desiderato di più dalla vita senza esserne capace, per mancanza di occasioni, coraggio, talento.

Questa quiete apparente in salsa romanesca è dipinta fotograficamente con i colori di Edward Hopper, che esprimono le frustrazioni, le invidie, la polvere sotto il tappeto come fossimo in un racconto di Raymond Carver.

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Basta un diario di una bambina trovato da uno sconosciuto a dare inizio a questa favola, questo racconto falso, ma vero almeno quanto la realtà.

La qualità della recitazione è altissima in tutti gli attori, con uno stile da realismo magico, soprattutto da parte dei ragazzini, che sembrano a proprio agio nello scenario impietoso in cui agiscono, navigati come gli attori più adulti e conosciuti come il sempre bravo Elio Germano, che nella stessa edizione del Festival ha vinto l’Orso d’Argento per la migliore interpretazione maschile per il film di Giorgio Diritti su Antonio Ligabue, Volevo nascondermi.

I Fratelli D’Innocenzo hanno dichiarato che ne La Terra dell’Abbastanza era facile per il pubblico empatizzare con i personaggi borderline della storia e contemporaneamente non sentirsi coinvolti, chiamati in causa. In Favolacce questo non è consentito perché è un film che ci mette di fronte ad uno specchio senza possibilità di fuga. Non racconta di periferie abbandonate abitate da reietti con cui solidarizzare: Favolacce racconta di tutti noi.

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Francesco Piotti

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