Uno dei gruppi comici tra i più spassosi degli ultimi trent’anni torna al cinema e la novità è che sono nuovamente diretti da Massimo Venier, che aveva co-diretto con loro i primi cinque film, da Tre uomini e una gamba (1997) a Tu la conosci Claudia? (2004), senza dubbio i migliori dei tre comici. Venier li conosce proprio bene poiché è stato autore, con il gruppo milanese Gialappa’s Band, delle prime sette edizioni di Mai dire Gol (1990/1997). Il regista varesino chiama per l’occasione lo sceneggiatore Michele Pellegrini (autore di Non pensarci) con cui ha lavorato nei precedenti film Il giorno in più e Aspirante vedovo, prima di uscire di scena per 7 anni; alla sceneggiatura collabora anche Davide Lantieri (Dieci inverni, Lasciati andare, 18 regali) e come sempre il magico trio. Si potrebbe constatare che Aldo, Giovanni e Giacomo senza Massimo Venier non hanno più funzionato (anche se La banda dei Babbi Natale, diretto da Paolo Genovese nel 2010, ha incassato bene) ma che dopo tutti questi anni non bastano né lui né due scrittori di talento per far ritrovar loro l’alchimia dei tempi che furono. Una magia che, ridendo e scherzando – appunto – risale a oltre 15 anni fa. La storia ha quel sapore agrodolce che tanto piaceva al pubblico ma il meglio del film è tutto nel trailer (Non ci posso credere!? Rivedetelo a fine film).

 

Questo rispolvero, una sorta di effetto nostalgia tipico di questi anni, non basta: si ride poco e l’idea migliore è nel finale. Bastano dieci risate scarse in 110 minuti di commedia? Se il pubblico non si è dimenticato dei tre comici e vuole riporre fiducia in loro il film sarà senz’altro un ritorno al successo ma la storia non ha grandi trovate (il plot sembra preso da una tavola di Topolino con Paperino e Gastone), i tempi comici a volte latitano e si ricorre spesso a qualche “vaff” e a molti “cazzo” per divertire. Non c’è grande ritmo, il film dopo mezz’ora non decolla e in generale è un po’ fiacco. C’è pure un’autocitazione del loro film d’esordio che non fa ridere, come fece Pieraccioni in Un fantastico via vai con la fuga dal ristorante presa dal suo debutto, I laureati. Anche le musiche di Brunori Sas tentano di dare allegria coprendo persino le parole e le risate che i protagonisti si fanno tra loro (e non con noi) ma non funzionano granché come accompagnamento, se non per l’hit finale La verità, davvero una tra le migliori canzoni italiane degli ultimi anni. Funziona invece l’apporto di Michele Placido e Lucia Mascino mentre altre cose non si capisce se siano state sforbiciate al montaggio: il collega del Maresciallo interpretato da Placido compare solo nella seconda parte del film (perché prima non c’è?) mentre le figliolette gemelle di Aldo potrebbero non esserci proprio, al punto che in alcune scene non sono nemmeno inquadrate, dimenticate. Non si può dunque non far risalire queste problematiche alla regia di Massimo Venier anche se è l’alchimia generale che manca, se non – come detto – nella parte finale che sorprende, intenerisce ed emoziona. Basterebbe prendere una scena su tutte a conferma di ciò, quella con Roberto Citran, un vecchio compagno di classe di Giovanni Storti che ha la funzione di ipotetico nemico personale. La scena ha in sé una presa in giro ed una ripicca su Giovanni ma è innocua: non è scritta in modo divertente, è recitata male e diretta peggio. Dispiace dover grattare la ruggine per provare a farli risplendere ma per noi una commedia (anche quando non è una boccata d’aria fresca) deve suscitare risate, far nascere entusiasmo e provocare divertimento ed eccitazione; non contano i nomi e le facce, contano l’allegria e la goduria, che non hanno bandiere.

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Il trio con Massimo Venier sul set di Così è la vita

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