Zalone non batterà il suo record perché si è chiesto “E se su quel barcone ci fossi io?”

Probabilmente Checco Zalone questa volta non ce la farà a superare se stesso. In data 8 gennaio ha superato i 5 milioni di spettatori ma l’incasso è ancora inferiore ai 36 milioni di euro e il passaparola rispetto al passato non è dei migliori. Ancora però è tutto da vedere.

Tolo-Tolo-
Luca Medici in versione Benito Mussolini

Gli incassi dei film di Zalone

Il suo primo film, Cado dalle nubi, è uscito in sala il 27 novembre 2009 ed ha incassato un totale di 14.073.000 €.

Nel giorno d’esordio (5 gennaio 2011) Che bella giornata, il suo secondo film, ha incassato al botteghino 2,62 milioni di euro, terzo miglior incasso di sempre dopo Spider-Man 3 e Harry Potter e il principe mezzosangue; il secondo giorno raggiunge quota 6,64 milioni di euro, record assoluto per i botteghini italiani. Dopo tre settimane di programmazione ha superato La vita è bella (1997) oltrepassando i 30 milioni di euro d’incasso; in totale ha raggiunto 43.475.840 euro, battendo il record di Titanic, il cui primato resisteva dal 1997 e raggiungendo così la seconda posizione tra i film con maggiori incassi in Italia dopo Avatar (2009).

Sole a Catinelle due anni dopo ha superato anche quest’ultimo come numero di spettatori (Avatar aveva un prezzo del biglietto maggiore perché era in 3D). Quo vado? arriva a sfiorare quel record di 65.666.319 € fermandosi a 65.336.749 euro ma i biglietti staccati sono ben 9.354.698 (per Sole a catinelle erano 8.005.352) mentre quelli del film di James Cameron sono “solo” 7.493.785. Quo vado? ha detenuto fino a pochi giorni fa il primato di maggiore incasso in Italia nel giorno d’esordio con oltre 6.850.000 e il primato di migliore singola giornata, detenuto dal precedente Sole a catinelle, record poi battuto da Zalone nel 2020 con questo nuovo quinto film). Tolo Tolo nella sua terza giornata di programmazione incassa 7.770.000 euro e fa diventare il 3 gennaio 2020 la miglior singola giornata d’incasso di sempre.

A differenza delle precedenti pellicole, parte del pubblico non ha gradito lo schieramento del comico a favore degli sbarchi nei porti italiani, scelta coraggiosa per non ripetere – alla lunga – sempre lo stesso filmetto leggero. La tematica di Tolo Tolo (ovvero “solo solo” pronunciato da un bambino africano a cui Zalone insegna a nuotare salvandogli preventivamente la vita) è decisamente il punto focale di questo nuovo film, per alcuni persino furba. La vera differenza rispetto ai film precedenti non è il fatto che l’attore sia diventato anche regista ma che abbia sostituito il suo co-sceneggiatore Gennaro Nunziante (regista dei precedenti) con una firma illustre del cinema italiano, Paolo Virzì. L’ autore di Ovosodo (1997), Tutta la vita davanti (2008), La prima cosa bella (2010), Il capitale umano (2014) – scritti con l’aiuto di Francesco Bruni non ha praticamente mai scritto per altri da quando è regista, se non per il fratello Carlo. Cosa lo avrà convinto, il desiderio di dare spessore al comico italiano di maggior successo o una cifra con molti zeri? La domanda non necessita una risposta, quel che è certo è che Zalone arrivato al quinto film ha voluto rinnovarsi, quel che non ha fatto il più fortunato dei comici che lo hanno preceduto, ovvero Leonardo Pieraccioni che al quinto film (Il principe e il pirata, 2001) in 6 anni (Checco con meno fretta ce ne ha messi 10) era già trito e ritrito, lontano dall’entusiasmo dei primi due/tre film. In più il comico toscano ha sempre affiancato al suo umorismo una bellezza femminile, Zalone non ne ha così bisogno, che siano italiane, francesi o africane quasi sempre sconosciute. Negli ultimi tre film l’Africa si è fatta sempre più spazio, così come il mondo dell’infanzia.

Tolo Tolo incassi.jpg
Manda Touré, Luca Medici e Nassor Said Birya

Di cosa parla Tolo Tolo?

In Tolo Tolo il protagonista rifiuta il reddito di cittadinanza per aprire un ristorante di sushi a Spinazzola, in Puglia. L’impresa sarà un fallimento e Checco fuggirà in Africa per “continuare a sognare”. Lo scoppio di una guerra civile lo costringerà a scappare verso l’Europa insieme ai tanti migranti africani con i quali condividerà le enormi difficoltà del viaggio.

Questa in sintesi la trama del suo ultimo film, che comincia in modo simile a Sole a catinelle (rivediamo qui la confisca dei beni accumulati) in cui il comico pugliese continua a dare centrale importanza al mondo del lavoro e al trovare una posizione nella nostra società (in Che bella giornata ci arrivava con una raccomandazione della Chiesa). Ma non ci è dato sapere se lo Zalone regista ha avuto incertezza nel dirigersi oppure ha deciso di fare qualcosa di inusuale. Da quando il personaggio ha il primo “attacco di fascismo”, esprimendosi come il Duce, la sua recitazione cambia registro. Ma a sprazzi, ad esempio nella scena dell’incontro con il fotografo nel deserto ritorna al vecchio stile. Questo è un’aspetto che può non convincere, anche perché il pubblico è abituato al personaggio dell’ignorante, tamarro (“che cozzalone”) e con poca spina dorsale. Uno dei motivi per cui a volte lo si è paragonato ad Alberto Sordi, anche se quella del comico pugliese è una vera e propria maschera (Totò aveva il nome nel titolo, lui è il solo a chiamare tutti i protagonisti dei suoi film in modo omonimo). L’ironia di Checco Zalone trasferisce al giorno d’oggi, per motivi regionali e fisiognomici, quella di Lino Banfi (convocato in Quo Vado? con un ruolo sprecato) ma anche quella di Celentano, suo grande idolo, che aveva già omaggiato nel finale di Quo vado? e che si ripresenta con la canzone di lancio di quest’ultimo, Immigrato.

Ricordiamoci che anche Luca Medici (questo il suo vero nome) nasce come cantante, da qui l’ottima trovata di marketing, un videoclip anzichè un trailer. Le canzoni hanno sempre meno importanza all’interno dei suoi film ma rimangono un marchio di fabbrica; l’attenzione per la musica di repertorio si sposta più indietro rispetto agli anni 80/90 di Profumo di mare di Little Tony (Sole a catinelle), Non amarmi di Baldi e Alotta (Che bella giornata), Nostalgia canaglia di Albano e Romina (Quo vado?): qui troviamo La lontananza di Domenico Modugno, Vagabondo di Nicola Di Bari e la perla di Francesco De Gregori Viva l’Italia. Saranno anche questi suggerimenti di Virzi?

Paolo-Virzì-sul-set
Paolo Virzì sul set di La pazza Gioia

Il “trash”, in particolare del film d’esordio, con tanto di macchiette gay, è sempre più accantonato e il film ha una struttura di racconto più cinematografica rispetto ad un insieme di sketch, nonostante ciò a volte le scene sembrano appiccicate come fossero dei vari “momenti” per raffigurare questo o quell’altro (immancabile il momento “gelosia”, davvero appiccicato il riferimento al Neorealismo con VHS alla mano). E così ci si rende conto che in un film praticamente privo di drammaturgia, il tradimento dell’amico che si vende ai nemici anzichè giovare stona e ci si accorge maggiormente di quel che non fa ridere, in particolare per questo indeciso registro recitativo del nostro eroe. I momenti che funzionano sono sempre i soliti in cui Zalone mette alla berlina i problemi economici ( con un’ossessiva preoccupazione per il fisco) e i luoghi comuni con doppi sensi e ribaltamenti di senso. Peggio per quanto riguarda la serie di battute di costume sull’acido ialuronico, bene l’autoironia (“sto rimpiangendo la pizzica”), poche quelle semplicemente a segno (“Ho lasciato tutte le mie speranze in questo villaggio”…”Io il caricabatterie”).

zalone-celentano.jpg
Celentano e Zalone hanno pranzato insieme di recente a Sesto San Giovanni (MI)

Il cinema di Zalone questa volta vuole mandare un messaggio ma stufa prima dell’inizio del secondo tempo (le vendite al mercato) per poi riprendersi nella parte finale dicendo a tutti in modo chiaro: “E se su quel barcone ci fossi io?”. Ripensare a Celentano ci ricorda che il pubblico di massa ha un bisogno spasmodico: ridere. Il re degli incassi dei primi anni 80 ( Il bisbetico domato e Asso, usciti in successione) ha avuto un progressivo voltafaccia del pubblico quando ha cominciato a fare il “predicatore”, un declino cominciato con Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì (1985) e terminato in fallimento nel 1992: chi ricorda l’ecologismo ante-litteram ma noioso di Jackpot? Nessuno, solo qualche migliaio di spettatori.

TOLO TOLO CHECCO ZALONE film 2019

In conclusione, leggera o impegnata, la commedia bisogna saperla fare, soprattutto se è un racconto socio-politico di attualità: farla davvero bene è molto difficile. Al di là di patetici schieramenti ideologici del pubblico (c’è chi non va a vedere Pinocchio di Matteo Garrone perchè non sopporta Roberto Benigni) che se si ostina a non riflettere non lo farà nemmeno sotto tortura, per fare buon cinema ci vuole una singolare sensibilità e una forte capacità intellettuale, sempre e comunque, per scrivere e per rappresentare.

fenomeno zalone.jpg

Filmografia

  • Cado dalle nubi, regia di Gennaro Nunziante (2009)
  • Che bella giornata, regia di Gennaro Nunziante (2011)
  • Sole a catinelle, regia di Gennaro Nunziante (2013)
  • Quo vado?, regia di Gennaro Nunziante (2016)
  • Tolo Tolo, regia di Luca Medici (2020)

Segui Il Sorpasso sui social: FACEBOOK , INSTAGRAM , TWITTER, YOUTUBE

Cinema italiano, le migliori serie TV e il miglior cinema internazionale