Ferzan Ozpetek ha fatto 13 e in quest’ultima pellicola lavora per la terza volta con Stefano Accorsi, protagonista di alcuni dei suoi film più fortunati, Le fate ignoranti e Saturno contro.  Il punto di forza della storia può anche essere il suo punto debole: Ozpetek torna ad essere pienamente Ozpetek. Non si registra nessuna particolare sorpresa in un intreccio dal fiato un po’ corto (più inventivo ma più irrisolto il precedente Napoli velata). Il plot prende spunto da una vicenda personale che ha colpito l’immaginazione del regista in seguito alla malattia del fratello: come cambierebbe la vita di una coppia (gay o etero non importa) se da un giorno all’altro gli venisse affidata la custodia di due bambini di circa dieci anni?

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le-fate-ignoranti-1 Esploso nel 2001 per il successo de Le fate ignoranti (di cui arriverà presto la serie Tv), Ferzan Ozpetek è uno dei pochi autori italiani che abbracciano il favore del pubblico al botteghino. Negli anni zero (di cui a breve troverete un ampio approfondimento su queste pagine) è l’unico – insieme a Gabriele Muccino – a far registrare coi suoi melodrammi un grande afflusso di pubblico sbracciando tra commedie e cinepanettoni. Quattordicesimo incasso totale della stagione 2000-2001, arriva decimo con La finestra di fronte (02-03), 19esimo con Saturno contro (06-07) e 22esimo con Mine vaganti (09-10). Dopo dieci anni è ancora garante di grandi incassi, Napoli velata uscito il 28 dicembre 2017 ha totalizzato 5,7 milioni di euro. Considerato il fatto che in classifica regnano i blockbusters USA e i film d’animazione sono risultati straordinari.

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Edoardo Leo sul set

Il merito dell’autore è di parlare a chiunque; egli non racconta di coppie gay o non gay ma di coppie felici o infelici, esprime il suo stato d’animo augurandosi di poter coinvolgere lo spettatore emozionandolo attraverso i suoi interpreti. La Dea Fortuna come sempre è un film di attori ma tutti i personaggi di contorno sono poco più di un abbozzo, risultato probabilmente di molti tagli di montaggio (ad esempio il “contraltare” della coppia Filippo Nigro e Pia Lanciotti). Brillano i bambini ma non risalta Stefano Accorsi – sempre piacevole ma poco convincente, se non nella sua scena madre – e nemmeno Jasmine Trinca, disimpegnata in un ruolo minore che le da poco spicco. A sorprendere è invece l’interpretazione di Edoardo Leo che dopo quella riuscita di Renato De Pedis in Non ci resta che il crimine troverete maturo anche in 18 regali di Francesco Amato in uscita il 2 gennaio. Nulla di così grave perché il film funziona e probabilmente incasserà bene ma a un autore arrivato a 60 anni (è nato a Istanbul nel 1959) si auspicano le sue migliori fatiche e non l’agio sugli allori. Dopo un inizio dinamico il film offre pochi movimenti di macchina e slanci narrativi, con un contrappunto musicale fatto quasi esclusivamente di canzoni (attenzione, due sono di Mina), cadenzate precisamente sulla struttura della sceneggiatura. Al di là di approssimazioni di vario genere (persino qualche immagine non perfettamente a fuoco, sonoro poco udibile per alcune battute, montaggio con piccole imprecisioni) il problema più grave è il personaggio della nonna-strega che risulta debole rispetto all’importanza che dovrebbe assumere, in un finale con poco mordente. Non per demerito dell’esordiente Barbara Alberti (scrittrice e personaggio TV) ma a causa di una scrittura poco incisiva o evidentemente a un connubio inefficiente tra attrice, personaggio e sua funzionalità nella storia. Regina in un castello di una borghesia che non si sa bene cosa voglia comunicare e chi ne sia il target, fa crollare le carte: Ferzan Ozpetek ha girato una commedia con risvolti drammatici per sé stesso, la sua famiglia allargata e il suo pubblico più affezionato, più accomodante che profonda. Un’opera che potrebbe essere ricordata come la prima vera svolta di Edoardo Leo, il maggiore beneficiario, un volto da figlio illegittimo di Tognazzi.

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