Lo scorso 24 giugno è ricorso il 25esimo anniversario de Il Re Leone: un quarto di secolo è infatti trascorso da quando sul grande schermo faceva capolino quello che sarebbe poi diventato uno dei classici Disney più amati di sempre. Un amore trasmesso di generazione in generazione e che adesso chiunque, anche i più giovani, potrà rivivere attraverso la versione live action che arriverà nelle sale mercoledì 21 agosto.

Il Re Leone, la magia della Savana 25 anni dopo

Da Simba, nome che nel corso degli anni è stato a dir poco abusato dai possessori di gatti di colore rosso, capaci quindi di richiamare in qualche modo la criniera del leoncino protagonista, fino a Timon e Pumba con la loro irresistibile Hakuna Matata: sono tanti i personaggi che han contributo a trasformare in capolavoro l’opera che nella sua nuova versione vede alla regia Jon Favreau, attualmente al cinema nel ruolo di attore in Spider-Man: Far From Home.

lion-king-2019-cast-remake

Anche nel live action, al centro di tutto, sin da subito, vi è il rapporto tra padre e figlio: Mufasa rappresenta la figura paterna che chiunque vorrebbe nella propria vita. Cammina in perfetto equilibrio tra la saggezza necessaria per indicare a Simba la retta via e l’intelligenza che lo spinge a non rapportarsi mai a lui con superiorità o con un fare troppo severo. Un padre che sa anche essere amico: questo è Mufasa per Simba che sin dalla nascita sa cosa gli riserverà il futuro e che deve gestire un senso di responsabilità fin troppo pesante. Riesce a malapena a godersi la sua spensieratezza da cucciolo che ben presto lascia invece spazio a quell’ingenuità che lo porta sin dai primi mesi di vita a fidarsi di chi invece rivede in lui soltanto una fonte di potere e sovranità.

La morte di Mufasa, in ogni caso, rimane una delle scene più drammatiche dell’intera filmografia disneyana anche se ormai siamo cresciuti e riusciamo a trattenere le lacrime di fronte ad un epilogo così ingiusto… no, non è vero, si scherza, piangiamo ancora come dei neonati, quindi preparate i fazzoletti e siate consapevoli di quello che vi aspetta.

Mufasa e Scar: l’eterna lotta tra bene e male

Ne Il Re Leone c’è poi un confronto costante tra i due fratelli, Mufasa e Scar, un po’ il Thor e il Loki della situazione: il primo risulta impeccabile in tutto quello che fa e la voce di Luca Ward si sposa perfettamente con il suo fare fiero e regale, rendendolo apparentemente invincibile, seppur consapevole che avere la corona in testa alimenta sì tanta stima ma soprattutto molta invidia intorno a sé.

Reactions-Scar-Lion-King-Reboot-Trailer.png

Scar, dal canto suo, viene rappresentato come dovrebbe essere sempre rappresentato un villain: è un leone smagrito, con la criniera ed il suo andamento capace sin da subito di far trasparire tutta la sua pochezza d’animo. Rancore e brama di potere la fanno da padrona dentro di lui, ossessionato dal desiderio di diventare re e totalmente disinteressato all’idea di diventare invece un leone migliore e rispettabile come il fratello. Tutto questo disagio lo spinge a cercare sostegno nelle iene, animali che rispetto al film d’animazione originale risultano essere ancora più inquietanti e pronte a rovinare il clima di pace e armonia che in larga parte vige nella natura incontaminata della Savana.

Da Elisa e Luca Ward, passando per Mengoni: il cast dei doppiatori

Per il live action de Il Re Leone si è scelto di affidare le voci dei protagonisti ad un cast composto da nomi ben noti del mondo del cinema e della musica. Simba, ad esempio, nella sua versione adulta ha la voce di Marco Mengoni, così come Nala quella di Elisa. Nel doppiaggio se la cava decisamente meglio lei, capace di far sparire qualsiasi cadenza che invece risulta molto evidente al di fuori del contesto artistico. Lui rappresenta più una scelta di marketing che richiamerà un gran numero di fan al cinema (non che questi non avessero comunque intenzione di andare a vedere Il Re Leone, per dire), poiché non riesce sempre a dare alla voce l’intonazione necessaria per essere fedele agli stati d’animo e alle intenzioni del suo leone.

66186608_10219102897106394_2992856868256219136_o
Elisa e Marco Mengoni alla conferenza stampa de Il Re Leone (Credits to: Patrizia Monaco)

Nota di merito va invece, senza dubbio, alla coppia composta da Edoardo Leo e Stefano Fresi, impegnati rispettivamente nel doppiaggio di Timon e Pumba: sono loro i personaggi anarchici pronti a regalare grasse risate al pubblico e a far sì che gli spettatori per un paio d’ore stiano davvero senza pensieri, fedeli allo spirito dell’Hakuna Matata, attraverso gag esilaranti ed esibizioni canore da veri cabarettisti. Mufasa e Scar hanno invece le voci rispettivamente di Luca Ward e Massimo Popolizio. Loro, però, non hanno certo bisogno di presentazioni e rappresentano la ciliegina sulla torta dell’intero cast doppiatori.

L’amore come punto fermo nel cerchio della vita

Ne Il Re Leone non manca poi il tema dell’amore: quello naturale nei confronti della propria famiglia, quello che costruisci con il tempo nelle amicizie e quello irrazionale e spontaneo che nutri da un momento all’altro nei confronti di un tuo simile. Simba e Nala sono promessi sposi sin dalla nascita ma in questo caso il loro sentimento prende forma giorno dopo giorno, in maniera tutt’altro che artificiale o premeditato: una complicità fatta di risate e soprattutto sostegno reciproco nell’affrontare gli ostacoli che inevitabilmente si incontrano nel proprio percorso di vita. Tale spirito viene perfettamente raccontato in Can You Feel The Love Tonight? (L’amore è nell’aria stasera), celebre brano composto da Elton John e che nel live action viene invece affidata alle voci di Beyonce e Donald Glover (appunto, doppiatori di Nala e Simba).

Il Re Leone è il film per eccellenza che riesce a descrivere al meglio il cerchio della vita: ci riesce, ad esempio, attraverso il passaggio di testimone tra Mufasa e Simba, tra una generazione e l’altra, ma anche grazie alla scena del ciuffo di criniera che fa davvero dei giri incredibili e immensi prima di finire esattamente nel punto in cui è destinato ad arrivare, nel momento preciso in cui questo doveva accadere. Maktub, direbbe qualcuno, ovvero “tutto è già scritto”: chi diventerai, di chi ti innamorerai e le azioni che compirai per far sì che la tua vita, alla fine del cerchio, possa veder compiuto il proprio senso più profondo e assoluto. Un incrocio di vite, di storie e di intenzioni che si incastrano perfettamente fino all’epilogo di un’opera che tornerà, a distanza di 25 anni, a far emozionare persone di ogni età che, indipendentemente dal proprio percorso di vita individuale, percepiranno tutta la magia di uno dei classici Disney più amati di sempre e usciranno dalla sala con più consapevolezza rispetto a quello che davvero ha valore e merita attenzione nella nostra esistenza.