E’ evidente che il cinema in Italia sta attraversando un grande cambiamento, in positivo. Almeno dal punto di vista creativo e produttivo chissà che finalmente si plachi il tormentone trentennale (e anche più) che “il cinema italiano è in crisi”.

Anche per questo motivo, pochi mesi fa, è nata la nostra rivista specializzata, per ricordare 100 anni di Cinema Italiano (da Cabiria a La grande Bellezza, 1914 – 2013) e concentrarsi su questi ultimi 5 anni di rivoluzioni. Uno dei  dati concreti è la riscoperta dei generi. Da Lo chiamavano Jeeg Robot a Veloce come il vento, da Suburra ad Ammore e Malavita, da Tito e gli alieni a La ragazza nella nebbia, attualmente in sala troviamo un film di supereroi (Copperman), un film storico d’avventura (Il primo re) e un musical, ovvero Un’avventura.

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C’è molto più coraggio tra i produttori italiani in questi anni perché il pubblico sta reagendo bene. Ma il coraggio, e un po’ di “incoscienza” – come dice Marco Danieli nella nostra intervista qui sotto – va attribuito anche ai registi che accettano di affrontare queste sfide pericolose. E dato che stiamo parlando di attingere a piene mani nel repertorio di Battisti e Mogol, che hanno accompagnato la vita di milioni di italiani di varie generazioni, possiamo intuire quanto l’operazione corra su un filo di rasoio tra il sacrilegio e il doveroso “sdoganamento” poiché le emozioni delle poesie in musica di Lucio Battisti (anche per problemi di diritti, tutt’ora non compaiono su Spotify) sono state intoccabili per decenni.

 

Marco Danieli, vincitore del David di Donatello come Miglior regista esordiente nel 2016 con La ragazza del mondo (e di altri premi nazionali e internazionali) accetta la sfida e ne esce dignitosamente, così come gli interpreti Michele Riondino e Laura Chiatti. Per vocazione quest’ultima è ancora più disinvolta ma accettiamo il fatto che dall’oggi al domani (le prove sono durate poche settimane) esporsi per la prima volta nel canto e nella danza e in un progetto così ambizioso non è una cosa da tutti, perciò: bravi! E complimenti anche all’incantevole Valeria Bilello (Linda).

Il rischio lo corre anche lo spettatore in quanto, date le premesse, deve essere cosciente che può avere un vasta gamma di reazioni che vanno dal canticchiare ondulando la testa al disapprovare con qualche imbarazzo. Un’avventura è piaciuto molto a Marco Giusti e in effetti per noi è un film da vedere; come tutte e più di altre un’esperienza da fare al cinema e non su svilenti apparecchi televisivi e siti streaming. Per i colori, per le luci e le ombre della storia d’amore tra l’introspettivo Matteo e l’incontenibile Francesca, per i movimenti di macchina, il montaggio, il suono e naturalmente la colonna sonora. Un film davvero singolare, che forse può accontentare gli spettatori di una certa età che vedono le fiction RAI e ricordano con affetto i musicarelli e il pubblico che ha amato, con le dovute proporzioni, Across The Universe e La La Land. In particolare il primo è un ottimo termometro del rischio di profanazione poiché rivisita le canzoni dei Beatles, il gruppo più popolare della storia della musica. Ovvio che non siamo a Hollywood e non abbiamo star come Bradley Cooper che un giorno si sveglia, bello come il sole, e scrive e dirige un film per la prima volta, lo interpreta, scrive e canta le canzoni e porta Lady Gaga a ritirare premi da protagonista. Non c’è neppure il budget di film di questo genere ma sui vagoni di vecchi treni e spiagge colme di hippies il film si gioca delle buone carte, soprattutto riuscendo a dare uniformità e anima ad un film che poteva essere un collage da Juke Box e mera operazione commerciale. Unico requisito necessario: amare le canzoni e non crearsi aspettative stellari. I brani sono dieci, non era possibile inserirne molte e anche se ci fossero state Emozioni, Mi ritorni in mente, Il mio canto libero, Amarsi un po’ ne sarebbero mancate sempre troppe! Se poi subite il fascino del vintage (realistica e non ammiccante la ricostruzione degli anni 70 e 80) e avete un debole per le storie d’amore dove si ride (soprattutto per i jingle pubblicitari che Riondino è contretto a scrivere per campare) e piange (la vita che raccontano queste canzoni è la vita di tutti noi, potete immaginare) probabilmente sarete in grado di passare 105 minuti di spensieratezza con sprazzi di malinconia. E magari uscire dalla sala fischiettando. Se non è il vostro genere…noi vi abbiamo avvisati. Ultima nota: i produttori hanno dichiarato che se il film avrà successo ci sarà senz’altro un sequel con tante altre canzoni. Perciò, se vi piacerà, mandateci gli amici.

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Cast tecnico/ artistico: IMDB

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Ecco in un minuto esatto cosa ne pensa del film il mitico Mogol: